di M.T
Va in archivio la peggior sconfitta interna della gestione tecnica che da due stagioni guida i giallofluo di via Servais, al termine di una settimana di confronti verbali nello spogliatoio e di prestazioni sottotono sul campo di allenamento.
La gara è la dimostrazione plastica delle difficoltà di comunicazione del responsabile tecnico verso il gruppo squadra e dell’involuzione dello stesso gruppo squadra che fino alla pausa Natalizia, pur tra alti e bassi, aveva dimostrato una crescita continua, fatta di piccoli passi, anche nel confrontarsi con squadre nettamente superiori che venivano comunque messe in difficoltà per buoni tratti di partita.
Se le responsabilità del tecnico sono evidenti e dimostrate dal continuo ripetersi degli stessi errori in campo, non giova la scarsa attitudine alle regole del gruppo a partire dalla distrazione durante le spiegazioni tecnico-tattiche, per passare attraverso la presenza ad un solo allenamento dei due settimanali per finire ad allenamenti che iniziano sempre più tardi a causa dei ritardi nel presentarsi sul terreno di gioco.
Se a tutto ciò si unisce un atteggiamento vittimistico e perdente il risultato è che ormai da un mese la squadra entra in campo aspettando di farsi travolgere dagli avversari e puntualmente ciò avviene dopo pochi minuti, quando inizia una mattanza sportiva che poi si trascina per 80 minuti all’insegna del “non è colpa mia”.
Ci sono stati tanti je accuse in settimana, tante parole, ma poi parla il campo e il campo dice 0-12. Il campo dice che hanno segnato tutti i giocatori avversari di movimento, tutti, tranne i due difensori centrali… una Caporetto rispetto alla quale ogni singola parola, a cui non fa seguito un’azione, perde di significato.
Si diceva della gara e della guida tecnica. La richiamata mattanza sportiva inizia al calcio d’inizio, spiegato e “disegnato” nel dettaglio negli spogliatoi prima di entrare in campo. Pronti via e si sta già facendo un’altra cosa!!! 5 giri di orologio e i giallofluo sono già sotto perché difesa e centrocampo ci hanno messo 20 minuti a trovare le marcature (il risultato a quel punto è già 0-3 e sarà 0-7 al termine del primo!!!);
Dalla panchina il mister non riesce a ridare ordine ad una difesa che impazzisce al cospetto del movimento continuo degli attaccanti avversari e ad un centrocampo (che dovrebbe essere a 5, ma di fatto, come sempre, si riduce a tre) che non riesce a supportare i compagni della linea difensiva e continua a consegnare ogni palla recuperata agli avversari e perde ogni confronto diretto.
L’unica “luce” è in realtà sale su una ferita aperta e sono quelle due-tre uniche ripartenze che la squadra riesce miracolosamente ad imbastire mettendo in atto, per una volta, i movimenti e i passaggi provati e riprovati in allenamento e anche nel riscaldamento.
Forse da lì si dovrebbe ricominciare, forse occorrerebbe rifarsi al Sommo Poeta e al suo “bel tacer che non fu mai scritto”, forse guardarsi dentro prima di guardare agli altri aiuterebbe ad essere più umili e combattenti ; caratteristiche queste, che nel calcio, come nella vita, aiutano ad affrontare le sfide consapevoli dei propri limiti e confidenti nei punti di forza da sviluppare insieme ai propri compagni di squadra.
Per la cronaca la partita è finita DODICI a ZERO per l’Academy Vanchiglia, se ancora qualcuno non avesse colto la “tregenda sportiva” che si è concretizzata sabato pomeriggio in quel di via Servais
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