2012 - La Toscana si tinge di giallo-fluo. Il Torneo MAREMMA CUP 2023 è di SKILLSTAR 2012”

2012 - La Toscana si tinge di giallo-fluo. Il Torneo MAREMMA CUP 2023 è di SKILLSTAR 2012”

2010 / pubblicato il 26 aprile 2023

di ALESSANDRO DE MARCO

EDIZIONE STRAORDINARIA 

E’ tutto pronto! 
La settimana del Torneo per il quale ci stiamo preparando da mesi è finalmente arrivata.
Il Campionato, il secondo campionato vinto nell’anno, è ormai in bacheca, fresco fresco, lucido come un diamante appena uscito da Tiffany.
Qualche preparativo ancora, qua e là, ma sono dettagli di chi, come noi, ha già messo a punto tutto.
Prima di partire, Mister Doni e Mister Campo organizzano un’amichevole “con i 2011” per consentire ai 2012 di “provare un po’ di cose”: coi 2011 abbiamo sempre perso, in passato, nelle amichevoline di fine allenamento. 
E’ venerdì: poi, sabato mattina, si parte.
Al Servais c’è un bel clima, di sana competizione. Potrebbe diventare un “clasico” Skillstar, come Real-Barca, vista l’elettricità positiva che fa vivere questa bella sfida.
Mister Doni e Mister Campo affinano le strategie, come se fosse una… finale. Presagio? Forse… 
I due si guardano da lontano, si studiano, durante il riscaldamento dei loro, come in un western di Sergio Leone.
Tanti ragazzi e tanti genitori anche delle altre annate sono presenti a bordo campo, curiosi di vedere la squadra dei 2012, quella del “doble”. 
Mister Doni, moderno e innovativo, schiera la sua formazione d’ordinanza, quella in cui tutto funziona, quando funziona (e accade spesso, per la verità), come un orologio svizzero.
Mister Campo, di carattere e di consolidata esperienza, si affida ad una squadra più tradizionale, più coperta che ha in Giordano il suo uomo di punta per estro e fantasia. 
Ne esce una partita corretta, bella davvero, dalle forti emozioni, con continui ribaltamenti di fronte e di risultato, in cui i nostri non paiono affatto intimoriti dai rivali “più grandi”. 
A 5 minuti dalla fine del quarto tempo da 15, siamo sotto 4-2. Ma i 2012 non mollano mai: si sa. Lo sanno tutti ormai. 3 gol in 5 minuti decretano, per la prima volta nella storia, la vittoria dei 2012.
Presagio? Chissà… 
Bisogna frenare gli entusiasmi (o forse no).
Contentezza dei nostri, soddisfazione di Mister Doni. Schermaglie d’altri tempi tra Mister Doni e Mister Campo.
Tutto molto bello. Tutto molto Skillstar.
Poi, tutti a casa a chiudere i bagagli.
E’ ormai sabato! 
Ritrovo alle 9, con le auto.
Tutto organizzato. Tutto pensato.
Il pullman non lo abbiamo trovato: meglio così.
Foto davanti alla cancellata verde Skillstar e si parte.
Il viaggio è perfetto in ogni sua frazione.
Arriviamo a Scarlino alle 15.
Il Villaggio è bello e accogliente, profuma d’estate.
Lì giocheremo le nostre partite e staremo per 3 giorni.
Arriviamo per primi (anche qui): gli altri non ci sono ancora. Arriveranno in pullman, molto molto dopo di noi. 
C’è il sole e c’è quell’arietta maremmana che tanto fa.
Andiamo a vedere il campo di gara: siamo lì per giocare, no? Il campo è in erba, più piccolo rispetto al nostro; l’erba è un po’ altina, la palla non scorre, si ferma. Può essere un problema. Mister Doni ha già in mente gli accorgimenti da adottare per rendere la sua Skillstar comunque performante.
E’ sera, ormai. C’è la cerimonia di apertura a Massa Marittima. Presentazione delle squadre. Sbandieratori e, alla fine, inno nazionale.
Vediamo anche le coppe. Chissà…
Serata di pensieri e parole, consapevoli che dal giorno dopo, come dice il Mister, “si va in scena”.
E’ domenica mattina. 
Giochiamo la prima delle 2 partite del girone.
L’avversario è il Leini’ Blu. 
Partiamo e, pur giocando davvero bene, non concretizziamo: andiamo in svantaggio con un gol evitabile già nel corso del primo tempo; poi, come è nostra abitudine, accendiamo il turbo e ci prendiamo subito il nostro. Tutti giocano con  intensità e concentrazione. Se vinci la prima sei già a buon punto in questo tipo di competizioni. 
Il gol del pareggio è il più bello del nostro straordinario torneo. Praticamente tutti toccano la palla nella manovra come un’orchestra della Scala. Il cross è di Grindu dalla destra, perfetto, tagliato, arcuato al punto giusto. Il tiro-al-volo è di Quartarone Marco: bellissimo e preciso. Ritorniamo in carreggiata, ma non davamo l’impressione di averla persa.
Nel secondo tempo il nostro LeoLuciani fa il resto, come sempre, come al solito. Doppietta.
Vinciamo 3-1. 
Ci prepariamo per il pomeriggio: altra sfida. 
Freschino, come al mattino.
Affrontiamo La Boracifera, una squadra della zona, che ha perso netto contro il Leini’ Blu.
Iniziamo e, dopo 2 minuti, pare una passeggiata di piacere: siamo già sul 2-0 con 2 gol di De Marco, il bomber di casa. Ma non è così facile. Siamo un po’ deconcentrati e “leggeri”, non giochiamo come al solito:  talvolta ci succede contro squadre molto inferiori a noi. Giochiamo meno da squadra. La mole di gioco espressa e i tiri verso la porta della squadra toscana sono comunque tanti, ma il gioco non è sempre fluido come dovrebbe, come vuole Mister Doni.
Nel secondo tempo ci riscattiamo nel punteggio, ma parzialmente nel gioco.
Su calcio d’angolo avviene comunque l’evento. Finalmente il Mengozzi giallofluo incorna con perfetto timing la palla che finisce, stavolta, inesorabilmente, in rete: ne’ poteva essere diversamente per forza e precisione. 
E’ un’apoteosi di gioia e di emozioni incontenibili. Sembra il gol della finale dei Mondiali. Tommy percorre tutto il campo senza fermarsi, si toglie la maglietta: tutti i compagni su di lui. Tifosi in visibilio, senza alcun freno inibitore. Gli altri non possono capire. Il nostro gladiatore ha segnato il suo primo gol come avevamo tutti sognato per lui. 
Finale: 9-1 (3 De Marco, 2 Quartarone Luca, 1 Luciani, 1 Mengozzi, 1 Rovere, 1 Zuccolotto).
E’ festa grande. Siamo in semifinale. Con pieno merito, in scioltezza, perché facciamo sembrare facile ciò che facile non è.
E’ ormai lunedì. E’ il giorno della fase finale. Sole e vento.
Giochiamo contro il Leini’ Giallo e sfoggiamo la divisa nuova, “all blue” come se fossimo un po’ un Chelsea, ma nell’annata giusta…
La partita è difficile e apparentemente equilibrata: noi giochiamo bene, siamo meglio di loro, ma non sfondiamo subito. Tante azioni d’attacco da parte nostra. Touko prende la traversa. Poi, bella punizione di Grindu. Al minuto 14 del primo tempo, siamo sullo 0-0 e il Leini’ passa in vantaggio. E ci risiamo. Ma è un problema più per gli altri che per noi. Sembrerebbe una doccia fredda. Ma mai segnare a Skillstar, perché scatta qualcosa che può essere devastante.
Grindu pennella un gol da cineteca dopo solo 1 minuto dal gol subito. De Marco ci porta poi in vantaggio su cross del solito LeoLuciani. Chiudiamo il primo tempo sul 2-1. Siamo virtualmente in semifinale.
A quel punto Mister Doni adotta una soluzione tatticamente perfetta: contenere per la prima parte del secondo tempo per poi fare l’affondo mortale sul finire e entrare trionfanti in finale. Strategia ineccepibile.
Inizia il secondo tempo con un 3-2-1, ma c’è qualcosa che va oltre le aspettative: la difesa appare sicura con 3 dietro, a turno (Gariglio, Mengozzi, Porcelli, Touko) e i 2 di centrocampo e l’avanti sono davvero indemoniati: Grindu, Quartarone Marco (alternandosi con Rovere) e Zuccolotto, rientrante, fanno il botto.
Sembra il triangolo delle Bermude: chi entra in zona, cade in un vortice e non ne esce più. Segnano Zuccolotto, con due gol (bella la sua partita per intensità, movimento e per il gol di forza che fa commuovere tutti i tifosi), poi Quartarone Luca e chiude Massariello. 
Finisce 6-1. Bene, anzi benissimo. 
Mister Doni risparmia alcuni dei protagonisti del primo tempo. Di lì a poco c’è la partita più importante del torneo: la finale contro il Legino di Savona. Li vuole il più possibile freschi per sferrare l’assalto alla coppa.
Festeggiamo brevemente per la finale raggiunta, ma non si può esagerare: bisogna fare l’ultimo passo, quello più importante.
In finale c’è il Legino di Savona. La squadra favorita fin dall’inizio.
Il Legino è una squadra forte forte. L’abbiamo osservata bene in questi giorni. Forte in tutto: nelle individualità e nel collettivo. Tirano da fuori, spesso e bene, in modo tagliato, pericoloso, da tutte le angolazioni. Si muovono con sincronia, per linee centrali e laterali. Buono il possesso palla e il dribbling di molti di loro. Hanno individualità di spicco. Il n.7 è in procinto, pare, di trasferirsi al Genoa Calcio: sarà premiato come capocannoniere del torneo ed è tra i migliori giocatori della competizione. Nel Legino si è formato ed è cresciuto El Shaarawy. Può bastare per mettere paura a tutti, ma non a Skillstar, non a questa Skillstar.
Mister Doni osserva tutto, in silenzio, ma nei dettagli. Conosce i suoi, sa cosa possono fare. Da tattico sa che col Legino sarà una partita a scacchi e che se c’è una possibilità di vincere si giocherà tutto sulla strategia.
Andiamo a pranzo. 
Durante il pranzo mamma Mengozzi appoggia sul tavolo un quadrifoglio appena trovato.
Un segno? Chissà…
C’è poco tempo.
Siamo pronti, di nuovo, come sempre.
Circle time di forte emozione in cui la voce ferma e perentoria del Mister si ferma, un attimo. Ma è davvero un attimo. Impercettibile per i ragazzi, ormai concentratissimi. Il Mister comunica le formazioni. Qui è la chiave di tutto: se abbiamo una sola speranza di battere la corazzata savonese è quella di fare una partita perfetta, dare il massimo, sacrificandosi tutti per la squadra.
Il sacrificio è chiesto a tutti, indistintamente, ma di più ai tre moschettieri del re: Luciani, Grindu e De Marco.
Qui, il capolavoro. Ci presentiamo con un 3-2-1 da far comunque invidia: Mion (in porta), Gariglio, Mengozzi, Luciani (da destra a sinistra), Grindu e Rovere (a centrocampo a stringersi e ad allargarsi a fisarmonica, più il secondo del primo) e De Marco in attacco, ma più arretrato, senza scomodare Guardiola.
Ordine assoluto: corti e compatti come una falange macedone.
Luciani, il terzo di difesa, sulla sinistra, ovvio, ad arginare uno dei ragazzi più pericolosi del Legino (che lo salterà 2/3 tre volte, al massimo), ma per il resto, il savonese, troverà pane per i suoi denti: dubbi non ne aveva nessuno. Mister Doni, men che meno.
Grindu a interdire e ripartire coprendo più spazio a centrocampo del solito contro avversari tecnicamente di valore.
De Marco, a muoversi su tutto il fronte d’attacco sempre e comunque, avendone due appiccicati come francobolli, sempre.
La partita è gladiatoria.
Il Legino pressa e fa male con queste sciabolate indirizzare alla porta di Mion.
Mion, comunque, è in giornata di grazia e risponde, colpo su colpo, alle velenose traiettorie avversarie che farebbero male a chiunque; in più c’è vento e per i portieri non è mai una bella notizia.
Siamo al minuto 8 del primo tempo è il Legino passa in vantaggio con bel tiro da fuori. 
Rovere fa molto bene il suo, come sempre, con ordine e disciplina, ma la fatica a centrocampo è davvero tanta per il ruolo richiesto.
Si avvicenda con Quartarone Marco che appare in buona giornata: in più, il ruolo gli piace. E’ la svolta: la prima. Marco realizza una doppietta in 3 minuti con due belle azioni in velocità.
Chiudiamo il tempo in vantaggio.
E’ 2-1. Ora ci crediamo davvero.
Nella ripresa il Legino non molla di un centimetro, pressa forte: non ci sta a perdere.
Loro vincono sempre: così ci dicono.
La partita è sicuramente avvincente, per tutti; patiamo e soffriamo, combattiamo su ogni palla come non mai. Nessuno vuole mollare di un centimetro. 
I nostri tifosi sono superlativi, in ogni istante. 
Zuccolotto sta in attacco per una manciata di minuti anche nel secondo tempo, ma ha dato tutto in semifinale.
Al minuto 8 del secondo tempo pareggia il Legino, dopo un arrembaggio comunque meno lucido che nel primo.
I nostri difensori cercano adesso di blindare Mion come a Fort Knox perché il Legino insiste.
Luciani è su ogni palla di sinistra nel tentativo, spesso riuscito, di arginare le avanzate dei savonesi. Anche Touko e Porcelli entrano e fanno bene il loro.
Grindu è sfiancato per la fatica, ma resiste: non ha un attimo di pausa.
De Marco è commovente nella sua abnegazione trovando vita dura e avendone  sempre due addosso (e bravi) che non si aprono manco per sbaglio.
La fatica è bestiale, la tensione è tanta, il tifo è assordante.
Siamo al minuto 18. De Marco con quel poco che ha ancora da spendere, parte centralmente, meno forte del solito, ma va via ai suoi due guardiani e tira: il tiro non è irresistibile, ma il difensore del Legino colpisce la palla con la mano prima che arrivi in porta.
E’ rigore!
Ci guardiamo tutti. 
Chi lo tira?
Mister Doni non ha dubbi e, ancora una volta, ha ragione: lo tira Massariello.
Filippo è fresco, non ha giocato ancora neanche un minuto della finale. E ha un atteggiamento sempre positivo nei confronti di tutto e di tutti. Gli altri sono provati da una battaglia senza esclusione di colpi. Lui no. È lucido. Sa esattamente cosa deve fare: sa che è il rigore più importante della stagione, ma va sul dischetto pieno di energia con la testa di chi sa che si deve fare una cosa sola: gol! 
Parte di destro. Incrocia il tiro. Il portiere del Legino intuisce la traiettoria, ma il rigore è preciso e nulla può il savonese.
E’ il 3-2.
Il Legino cade ferito: non si rialzerà più.
Ancora un minuto di passione assoluta e poi, alla fine, liberatorio, il triplice fischio finale.
E’ una gioia incontenibile, irrefrenabile: di tutti. 
Invasione di campo. 
Abbracci, commozione, parole poche. 
Abbiamo vinto!
Contro ogni pronostico!
Contro una squadra forse più forte, ma non di testa e comunque con meno “garra”.
Abbiamo vinto grazie a Quartarone Marco che centra la doppietta nella partita più importante del torneo.
Abbiamo vinto grazie alla freddezza di Massariello che entra giusto per il rigore e non tradisce le attese. 
Abbiamo vinto grazie a Mion che ha respinto tante bordate savonesi: sarà lui il miglior portiere del torneo. 
Abbiamo vinto grazie alla difesa-bunker in tutti i suoi 4 interpreti: Capitan Gariglio, Mengozzi, Porcelli e Touko.
Abbiamo vinto grazie a Quartarone Luca e Rovere sempre pronti a rispondere “presente”. 
Abbiamo vinto grazie ai tre moschettieri del re: Luciani, Grindu, De Marco che hanno sempre risolto tante partite e che hanno fatto crescere, crescendo anche loro, tutta la squadra e non tradiscono di certo nemmeno oggi. 
Abbiamo vinto grazie a Zuccolotto il cui primo pensiero, al fischio finale, è quello di andare ad abbracciare a lungo il suo amico e compagno di reparto De Marco, stremato per la fatica e il sacrificio.
Abbiamo vinto grazie all’acume tattico di Mister Doni che ha modellato la formazione sul Legino, ma senza modificare l’identità della sua splendida squadra.
Abbiamo vinto grazie ai tifosi che non si sono risparmiati neanche per un minuto sostenendo tutti i ragazzi con voce e… con ogni tipo di strumento a fiato.
Abbiamo vinto perché ora, i ragazzi, ci credono sempre, non mollano mai nonostante tutto e tutti, chiunque sia in campo.
Abbiamo vinto perché abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, che era alto alto, e alla fine, finalmente “anche il cuore ha ripreso a respirare” (cit.).
In altre parole abbiamo vinto perché siamo Skillstar e nelle difficoltà ci mettiamo in gioco e ci mettiamo impegno, consapevoli delle potenzialità dei ragazzi, che sono tante: dovrà essere così anche in futuro. 
Abbiamo vinto e siamo consapevoli che un’annata così sarà unica nel suo genere e che quello che abbiamo vissuto rimarrà per sempre nella nostra memoria, nei nostri cuori e nei nostri occhi. Occhi che, ieri, erano pieni di commozione e felicità, come se i nostri ragazzi avessero vinto, col loro Mister e con tutti noi, la Coppa del Mondo.
E, in realtà, l’hanno e l’abbiamo vinta davvero per quello che è stato fatto dai ragazzi e dal loro Mister in due anni, partendo davvero da zero. 
La sfida è stata vinta, del tutto! 
E quest’anno, ancora una volta, abbiamo vinto noi!
E non è un caso. 
Non lo è mai.
Non si vince mai per caso.
Grazie, Skillstar 2012.


“Ho perso le parole
Eppure ce le avevo qua un attimo fa
Dovevo dire cose
Cose che sai
Che ti dovevo
Che ti dovrei”

“Ho perso le parole” Luciano Ligabue

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